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Oggi rispondo alla domanda di Josianne:

“Buonasera! Intanto la ringrazio per la sua disponibilità. Da più di un anno ho una domanda che mi assilla ma ancora non ho trovato una risposta completa e chiara. Un’insegnante di canto gospel mi dice che il falsetto assolutamente non bisogna usarlo. […] Essendo io convinta che in ogni metodo ci sia sempre un qualcosa di buono, mi piacerebbe capire su quali meccanismi anatomici e fisiologici si basa quel tipo di tecnica, ma soprattutto in cosa si differenzia rispetto a tutti gli altri metodi. La ringrazio davvero tanto. Buona serata.”

Buongiorno Josianne, grazie a te dell’interessante domanda!
Il falsetto non è un metodo di canto, ma una modalità di emissione dei suoni, che può essere quindi utilizzata per esigenze stilistiche a prescindere dal metodo studiato. 

Per quanto riguarda la descrizione scientifica che mi chiedi, ti cito la definizione che ne fornisce il Professor Fussi: “In tale modalità di fonazione, il sollevamento della laringe e la prevalenza d’azione della muscolatura cricotiroidea (con allungamento passivo delle corde vocali, senza contrasto da parte del muscolo tensore tiroaritenoideo), determinano la vibrazione del solo bordo libero delle corde vocali, con un tempo di contatto inferiore al 40% del singolo ciclo vibratorio.” 

Proprio per il fatto che a vibrare è solamente il bordo delle corde, ne deriva il classico suono leggero e spesso definito “stimbrato”. 
Si tratta di un’emissione utilizzata per esempio in ambito pop a fini stilistici (nella musica italiana ti posso citare Zucchero, ad esempio nelle canzoni “Occhi” e “Ahum”, dove puoi sentire bene il contrasto tra voce piena e falsetto e l’effetto stilistico che ne deriva).

Non è perciò un qualcosa da evitare, ma semplicemente direi da conoscere e semmai esercitare, per evitare di sovraccaricare di tensioni dovute all’eccesso d’aria (te ne accorgi subito dal suono in questo caso e dallo sforzo per emetterlo, che aumenta man mano che sali più in alto).

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