Prendere lezioni di canto serve?!

Tempo di lettura: 3 minuti

La risposta per me, ve lo anticipo, è sì; ma ho deciso di motivarlo con degli esempi pratici e circostanziati.

Solitamente ciò che avviene in un’aula di canto resta in un’aula di canto, ma io ho pensato di usare qualche vecchia registrazione del passato per raccontare il mio percorso.

Potrebbe apparire come una scelta non facile e scellerata quella di mettere in bella mostra i propri difetti, ma ho sempre creduto fermamente che abbracciare le proprie debolezze sia il modo migliore per riuscire superarle.

Inutile ammantarsi di pretesa perfezione: nessuno di noi è scevro da carenze e lacune.
C’é sempre qualcosa su cui lavorare.

Il mio percorso alla scoperta del canto “che non fosse lirica” è durato, ad oggi, 5 anni.
Tutta la formazione legata alla musica che ho avuto fin da tenera età (se hai letto la mia storia sai di cosa parlo) mi ha sicuramente aiutato sotto tantissimi aspetti, ma per certi versi è stata anche un ostacolo.

Prima di iniziare ad imparare ho dovuto “smontare” pezzo per pezzo le sovrastrutture di ciò che avevo assimilato in precedenza.
Per gli obiettivi che avevo, il partire da zero, probabilmente, sarebbe stato più rapido e semplice.

Ma veniamo alla parte pratica e succosa della storia.
Qui sotto troverai 3 file audio.
Estratti presi dallo stesso brano, in momenti differenti.

Disclaimer, gli unici due che mi concederò:

  • sono tratti da esperimenti e lezioni.
    A volte le parole non sono esatte, ma quello su cui voglio soffermarmi non è la correttezza formale, lo stile o l’interpretazione, ma gli aspetti tecnici dell’evoluzione della mia vocalità.
  • le considerazioni che farò non hanno alcuna velleità di correttezza didattica. Non ho le competenze per fare l’insegnante. Le racconterò dal mio punto di vista: quello di allievo/a che affronta un percorso. E fa scoperte. Soprattutto su di sé.

Ottobre 2015

I primi esperimenti.
Venendo dalla lirica il mio mondo ruotava tutto attorno agli acuti, il più possibile ben piazzati e ad effetto.
Iniziando ad esplorare “l’altro mondo” ho scoperto scenari che non immaginavo.
Moltissimi in realtà, ma qui ne tratterò uno solo: i colori.
Tutto d’un tratto mi sono accorta che potevo evitare di cantare “stile usignolo” saltando solo da un acuto all’altro; potevo anche usare un range diverso che faceva apparire la mia voce più piena e corposa.

[Poi un giorno ho scoperto che si poteva cantare anche pronunciando le consonanti o cambiando le tonalità, ma quella è un’altra storia]

Ottima idea, meravigliosa novità da approfondire.
Pessimo risultato.

La me del 2015 ha vissuto questo audio come una conquista incredibile.
La me del 2019 lo riascolta con mente critica: è tutto “troppo”.
Anche volendo tralasciare i difetti tecnici, ciò che emerge è sguaiato, sovra- interpretato.

Strafare per tentare di coprire, più o meno consapevolmente, il non saper fare.

Dicembre 2016

Inizio a pormi delle domande.
Il mio orecchio comincia a percepire difetti che prima non sentiva.
Ma ovviamente “sentirli” non basta a correggerli.
Aumentando una certa consapevolezza cresce anche l’incertezza.
I suoni che prima “lanciavo” fuori come missili impazziti si fanno timidi.
Tutto per cercare di tenerli sotto controllo, quando ancora non mi sento capace di farlo.
Trattengo la voce, ma senza una direzione vera e precisa.

La potenza non serve a nulla se non la sai gestire.
Ma il semplice “frenare” la propria voce, senza consapevolezza, non darà alcun risultato apprezzabile.

Settembre 2019

Che sensazione provo oggi cantando questo brano?
LIBERTÀ.

Non c’è nulla di perfetto in questi 56 secondi, ma racchiudono qualcosa di inestimable per me: il riuscire a riconoscermi mentre canto.
In quel suono che è solo mio. Che fluisce come se non servisse alcuno sforzo per emetterlo.
E così è, in realtà.

Lo studio, la tecnica e la pratica costante mi hanno dato la possibilità di costruire colonne alle quali appoggiarmi, così da potermi focalizzare, mentre canto, solo su ciò che sento di voler dire.

Prendere lezioni di canto serve?!
Si. A liberare tutte le vostre potenzialità di espressione.
Per dire ciò che sentite.
A pieni polmoni e senza il minimo sforzo.
Tranne quello dettato dal cuore.

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